Roma, 14 giu – Sui contratti pubblici “non si può che partire dal Codice del 2016” ma “a poco più di due anni di distanza, non si va ancora nella direzione auspicata: su alcuni aspetti, anche per non sempre giustificate critiche, si è già fatta marcia indietro con il correttivo del 2017; sono riapparse, per molti interventi, deroghe ad hoc e di recente alcuni hanno persino richiesto l’abnegazione del Codice, senza che nemmeno le più interessanti novità siano entrate in vigore”: l’appello a non fare “retromarcia” sugli appalti viene lanciato dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, nella Relazione presentata oggi presso la Sala Koch di Palazzo Madama. “La materia – aggiunge Cantone – ha certamente bisogno di scelte chiare e inequivoche da parte del nuovo legislatore; il rilancio del sistema dei lavori pubblici necessita non solo di regole semplici e comprensibili, ma anche stabili, per consentire alla burocrazia il tempo di digerirle per poi applicarle in modo corretto. In questo senso – sottolinea – una completa retromarcia rischierebbe di creare una ulteriore fase di fibrillazione con una (nuova) crisi del settore dalla quale, invece, sia pure a fatica, si sta lentamente uscendo”. Nel 2017 – rileva l’Anac – il valore complessivo degli appalti di importo pari o superiore a 40.000 euro si è attestato attorno ai 139 miliardi di euro, un dato che rappresenta il top dal 2013, facendo registrare un aumento dei valori del mercato rispetto al precedente anno del 36,2% e del 13,8% rispetto al picco precedente avutosi nel 2015. (SEGUE)