Roma, 15 giu – Mutano gli equilibri geopolitici ed economici mentre l’evoluzione tecnologica dirompente. Poi c’è Donald Trump, la sua “diplomazia muscolare” e l’offensiva sui dazi. “Bisogna essere obiettivi – ammette in un’intervista a La Stampa l’amministratore delegato della Pirelli -, dal punto di vista americano è una strategia in parte giustificata, ma comporta dei rischi se la reazione non sarà ferma e corretta”. La sua convinzione è che la risposta debba essere un’Europa più forte. E che, almeno per ora, in questo fragoroso concerto di tensioni globali, il colosso dei pneumatici possa cavarsela da solo, scommettendo sulle gomme intelligenti, sull’altissima gamma e su un azionariato sempre più internazionale. “Dobbiamo capire come si sviluppa il fiume carsico della crescita, in una situazione in cui la Cina si conferma il motore del mondo e i consumi si concentrano nella fascia più alta. Da parte nostra, l’80% cento circa della produzione Pirelli è ‘local for local’, cioè con produzione geograficamente vicina alla domanda”. Questo vi rende immuni? “Riduce il rischio volatilità dei cambi. La distribuzione geografica che abbiamo perseguito ammortizza le oscillazioni delle valute e le barriere doganali che cambiano”. La preoccupa il Trumpismo commerciale a colpi di dazi? “È un momento di riequilibrio, bisogna essere oggettivi. I dazi hanno aiutato il mondo fuori degli Stati Uniti a crescere e questo ha offerto opportunità anche agli Usa. La realtà è che esistono delle posizioni in cui – se osservate dal punto di vista americano – un ribilanciamento ha una ragione di essere. Bisogna vedere quanto questo ribilanciamento, che deve essere ‘ragionevole’ vedrà una reazione altrettanto ‘ragionevole’ delle parti intorno al tavolo”. Teme una guerra commerciale globale? “Non credo che Trump voglia rompere gli equilibri mondiali. Qualunque economista sa che le guerre sui dazi ‘restringono’ l’economia. Il tema è riuscire a trovare il punto di equilibrio all’interno di trattative in genere bilaterali. Trump è un negoziatore muscolare che interviene su equilibri consolidati. Qualcosa si muoverà”. E l’Europa? “Deve dotarsi di organismi in grado di negoziare”.
(red)