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CANTONE: FONDAZIONI
CON BILANCI CHIARI

it@withub.it by it@withub.it
18 Giugno 2018
in In evidenza HP, In evidenza top news, Pubblicazione
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“Soldi a politici piccoli o grandi fatti arrivare attraverso fondazioni, associazioni e persino a onlus. Insomma: quello che emerge dall’ultima inchiesta romana mostra ancora la volta la necessità di regolamentare il finanziamento alla politica”. Così Raffaele Cantone, capo della Autorità anticorruzione, in una intervista a Repubblica. E aggiunge riferendosi alle donazioni di Parnasi: “Il finanziamento pubblico è stato abrogato in modo molto frettoloso, senza introdurre uno scudo fisiologico, un contrappeso all’inevitabile ruolo che avrebbero avuto le sovvenzioni dei privati. Inoltre erano stati previsti meccanismi di controllo solo sui bilanci dei partiti tradizionali, mentre già nel 2013 esistevano fondazioni e associazioni che raccoglievano fondi per i politici”, “il presidente del Consiglio Conte ha detto di volere intervenire su questo fronte e su quello delle lobby: un’indicazione molto positiva. Perché il tema è sul tavolo da tantissimo tempo e non può più essere eluso. Il condizionamento dell’economia sulla politica attraverso finanziamenti opachi o illegali è un elemento centrale in tutto l’Occidente. Pensiamo a cosa è successo in Spagna con il governo ribaltato per una vicenda di fondi occulti. Soprattutto in assenza di finanziamenti pubblici, i soldi invisibili alla politica sono una droga che distrugge la competizione democratica. Ma non basta intervenire subito, bisogna intervenire bene”, “bisogna introdurre una trasparenza a prescindere dalla natura dell’ente, imponendola sulla base dell’attività sostanziale svolta: se l’attività è di natura politica, allora ci deve essere massima chiarezza sulle entrate e anche sulle spese. Credo che andrebbero previste regole non diverse da quelle delle società quotate in Borsa, con bilanci chiari e certificati. E non sarebbe illogico ipotizzare sanzioni penali analoghe a quello dell’illecito finanziamento, che invece ora riguardano solo i partiti tradizionali e non fondazioni e associazioni politiche”. E interrogato sulla posizione del governo precisa: “Credo che sia necessario aspettare gli atti prima di qualunque giudizio. Ho avuto un lungo colloquio con il ministro Toninelli a cui ho offerto collaborazione per migliorare il codice sugli appalti, che non è la legge dell’Anac ma del Parlamento: perché spetta alla politica fare le leggi”. Spiega anche della inchiesta sullo stadio della Roma “l’elemento più allarmante è la figura del facilitatore, che era emersa già in altre indagini, ma qui viene addirittura paragonato a Mister Wolf di Pulp Fiction: una figura letteraria diventa concreta e viene chiamata a risolvere i problemi dello Stadio. Una figura esterna che introduce un’ambiguità nel rapporto tra ente pubblico e privati”, “fermo restando la presunzione di innocenza, il ruolo di Lanzalone ricorda quello di Odevaine in Mafia Capitale: una figura chiamata a partecipare a tavoli tecnici, in cui invece si prendono le vere decisioni. La complessità degli enti pubblici oggi spesso rende inevitabile il ricorso a queste figure, investite di mediazioni che non competono ai burocrati. Il guaio è quando si trasformano in decisori e lo fanno nell’ombra”. E sulla nomina al vertice di Acea commenta: “Di sicuro non siamo davanti a una novità ma è un tema centrale nel rapporto tra economia e politica. Molte volte le nomine sono un terreno di caccia, solo per predare poltrone. Bisogna anche prendere atto però del nuovo ruolo di società e fondazioni pubbliche, diventate uno strumento della politica economica. I vertici di Cassa Depositi e Prestiti non gestiscono solo l’azienda ma partecipano con le loro iniziative economiche alla politica del Paese. Come avviene con Consip, Sogei o la stessa Acea per quanto riguarda il Lazio. Alla luce di questo ruolo politico è conseguenziale la scelta di vertici in sintonia con il governo. Ma nella patologia evidenziata da alcune indagini, questo meccanismo si fa pericolosissimo, perché la sintonia si trasforma il clientelismo: assunzioni, contratti, finanziamenti concessi solo agli amici di partito”. (18 giu – red)

 

 

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