Bologna, 15 lug – Le vicende del Bologna, inteso come squadra di calcio – l’acquisto della società da parte degli americani, il calcio mercato estivo – sono seguite con passione dall’altra parte dell’oceano, dopo il ritorno in serie A, tra le grandi del calcio italiano, dell’”equipo de futbol”. E’ tra gli italiani dell’Uruguay che batte forte il cuore rossoblu. Il motivo è semplice: a Bologna, prima dell’ultima guerra e nell’immediato dopoguerra hanno giocato diversi uruguagi, che hanno lasciato il segno. Queste memorie si sono tramandate e sedimentate in quella parte della popolazione di origine italiana che conosce, anche indirettamente, la città di Bologna e dunque tifa per il suo club. Il leggendario Bologna degli anni Trenta schierava giocatori come Francisco Fedullo, che trascinò la squadra nella vittoriosa finale della Coppa Europa del ’34, Rafael Sansone, che con Fedullo costituiva una favolosa coppia di interni, e Miguel Angel Andreolo, che fino al ’43 sarebbe stato la trave portante del grande Bologna, col quale vinse quattro scudetti. Nel campionato ‘38-’39 con Fedullo, Sansone e Andreolo, il Bologna schierava un quarto uruguaiano, Héctor Puricelli, che segnò valanghe di gol. Alla ripresa del campionato dopo la guerra, il Bologna fece giocare un altro uruguagio, José Garcia, soprannominato il “muchacho” per il suo carattere focoso, o “Loncha” per i lineamenti che ricordavano quelli di un inquietante attore americano dell’epoca, Lon Chaney. “Loncha” restò a Bologna quattro stagioni dando vita a splendidi duetti in area di rigore con l’ala Cervellati. Sarà per questi precedenti, o per la presenza a Montevideo di una nutrita colonia di emiliano-romagnoli d’origine, capitanati dall’architetto Claudio Melloni, presidente dell’associazione nella capitale (anche lui grande tifoso del Bologna), che in Uruguay la squadra petroniana può contare su entusiasti sostenitori, che ne hanno a lungo festeggiato la promozione in serie A.
(Cat)