Roma, 21 giu – “Il nostro ruolo sarà di identificare nuove potenzialità dei sottoprodotti della lavorazione intermedia, nonché degli scarti veri e propri e per ottenere molecole base per successivi processi chimici e formulazioni di alimenti e prodotti cosmetici” spiega Giancarlo Fabrizi coordinatore scientifico del Progetto e docente di Chimica organica. Si punta così a combinare la chimica, la biologia, l’ingegneria e biotecnologie per sviluppare e validare tecnologie sostenibili di estrazione, purificazione e concentrazione applicabili alle bioraffinerie in modo da estrarre proteine e altri composti bioattivi (peptidi, polifenoli, aminoacidi, fibre ecc.) per un futuro uso quali ingredienti di alimenti, prodotti chimici e cosmetici. “È la cosiddetta terza generazione delle bioraffinerie, quella che non si accontenta di utilizzare biomasse, ma declina la sostenibilità soprattutto nell’estrema varietà di output e nella messa a frutto dei sottoprodotti intermedi e dei residui della lavorazione industriale” continua Fabrizi. “In quest’ottica il progetto EXCornsEED, finanziato nel quadro del programma europeo Horizon 2020, si pone in linea con la strategia della bioeconomia perseguita e ribadita dall’Unione europea, nonché con il nuovo concetto di economia circolare”. (red)