Roma, 21 giu – “Ci trattano come bestie. Controllano quante volte andiamo al bagno e ci dicono di tornare subito al lavoro. Se ti rifiuti di lavorare la domenica minacciano di non chiamarti più”, così una lavoratrice italiana racconta le proprie condizioni di sfruttamento in Campania. “Negli ultimi due anni è stato estremamente difficile trovare un’alternativa. È per questo che non posso permettermi di denunciare gli abusi”, le fa eco un’altra lavoratrice rumena in Sicilia. Testimonianze drammatiche, contenute nel caso studio sull’Italia “Sfruttati” curato da Oxfam Italia e Terra!Onlus, che fotografano il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori informali in agricoltura. Centinaia di migliaia di persone senza diritti, soprattutto donne e lavoratori stranieri. “Lavoriamo dalle 6 del mattino alle 6 della sera, tutti i giorni della settimana, per 25 euro al giorno. Possiamo fermarci solo dieci minuti per mangiare”, ha raccontato un bracciante agricolo originario del Mali, che lavora nelle campagne campane. Tra i più gravi abusi vi sono: stipendi di gran lunga inferiori al minimo sindacale indicato dai contratti collettivi di lavoro; la sistematica violazione della normativa in materia di orari di lavoro; condizioni di lavoro che mettono a repentaglio la salute; condizioni abitative e qualità della vita estremamente precarie, con lavoratori costretti a vivere in tuguri fatiscenti, tendopoli o container; un controllo pressoché totale delle vite dei lavoratori da parte dei datori di lavoro; abusi sessuali, fisici o verbali, e violenza nei confronti delle donne. (SEGUE)