Roma, 17 lug – Per questo nell’appello si legge che “noi, che da anni ci dedichiamo allo studio delle migrazioni, sentiamo l’esigenza di mettere a disposizione della società civile un ampio patrimonio di ricerche e di rapporti a livello internazionale, in funzione della creazione del museo delle migrazioni in Italia, inteso come luogo di coordinamento e centro comunicativo. Infatti, se le tendenze omologanti sospinte dalla globalizzazione hanno fatto riemergere esigenze di recupero della propria identità storica e delle proprie radici anche agli occhi di milioni di giovani di origine italiana, che sembravano ormai essersi definitivamente allontanati dalla storia e dalla cultura del paese di origine, riteniamo che la rivalutazione del passato migratorio italiano – proposta attraverso lo strumento museale – può essere utile a riallacciare e rafforzare i rapporti con gli italiani di seconda o terza generazione. Abbiamo colto con favore e con personale disponibilità l’idea della costituzione di un museo nazionale delle migrazioni attraverso una prima indicazione di risorse nella finanziaria 2008 e tramite il decreto istitutivo del museo e del suo Comitato scientifico da parte del Ministero degli Affari Esteri. Invitiamo, perciò, i diversi responsabili istituzionali a dare un concreto e solerte sviluppo a queste misure evitando che ritardi di carattere amministrativo possano rimettere in discussione un progetto necessario, utile e di notevole richiamo per i milioni di italiani e discendenti nel mondo. Teniamo infatti a sottolineare che un museo nazionale delle migrazioni è non soltanto culturalmente necessario ed eticamente giusto, ma anche opportuno per un Paese che potrebbe integrare la sua già notevole offerta culturale con una realizzazione museale in grado di collegarsi ai sentimenti e alla volontà di conoscenza di un pubblico potenziale di decine di milioni di persone. La stessa scelta di Roma come sede del museo nazionale, e di Genova e Napoli come sue prime articolazioni nel quadro di un sistema a rete che comprenda i principali musei locali e regionali e i centri di ricerca e documentazione (tra quali lo Cser, il Centro Altreitalie, l’Archivio Cresci, tutti enti che da decenni operano nel settore), rappresenta oltre che il riconoscimento nazionale che gli emigrati italiani hanno sempre atteso, anche una nuova opportunità di relazioni e di scambi culturali con analoghe istituzioni mondiali”.