Roberto Saviano, in un intervento su Repubblica, aderisce all’appello dello scrittore Sandro Veronesi che, sul Corriere della Sera di ieri, ha invitato lui ed altri intellettuali a salire sulle navi che salvano i migranti. E Saviano, ringraziandolo, scrive: “A chi si domanda come è potuto accadere che chi salva vite sia stato accusato di avere rapporti con i trafficanti di esseri umani, do una risposta semplice: scorciatoia. Le scorciatoie esistono per tutto, anche e soprattutto per la politica e per i politici. E chi più urla è chi ha meno competenze. La politica dei porti chiusi, la magistratura che pretende di regolare i flussi migratori paventando l’esistenza di qualcosa di molto simile al fantomatico piano Kalergi, è la manifestazione più palese di mancanza di capacità”, “come fa chi li ha votati e sostiene ancora oggi queste politiche criminali a non capire che i migranti sono solo un modo per distogliere l’attenzione da una incapacità a governare che è fin troppo manifesta? Sandro, prima ancora che a salire sulle imbarcazioni delle Ong attive nel Mediterraneo, invito le persone che hai citato, e tutte le altre che per mancanza di spazio non hai citato, a far sentire la propria voce senza aver paura, perché se la somma delle nostre paure dà spazio a questa barbarie, sarà il coraggio di tutti noi, uniti nelle nostre profonde diversità, a ricacciare questo rigurgito nella fogna da cui è uscito”, “io ci sto, questa battaglia la combatto da anni e non ho alcuna paura di perdere perché sono certo di una cosa: saremo più grandi noi nella nostra sconfitta, che loro in questo barbaro trionfo”. Inoltre sottolinea: “Capisco chi in questi anni ha smesso di intervenire perché bersagliato da feroci insulti sui social, perché divenuto oggetto di aggressioni sui giornali o in tv”, “o magari ci sono persone che non ti cercano più perché ti sei schierato, o altre ancora che ti dicono che difendendo le Ong fai il gioco di Salvini. A questi rispondo: non devo tacere io, ma dovete parlare voi, smentendo le bufale, una a una”. Secondo il giornalista “quello che è mancato negli ultimi tempi, da quando a unire tutti ha smesso di essere l’antiberlusconismo, è stato l’essere presenti, e questo perché quando prendi una parte, subito ricevi l’accusa di essere tuttologo. Io ci sono abituato, ma il mio lavoro è questo, sarebbe assurdo che passassi il tempo a occuparmi solo di mafie, posto che poi anche quando mi occupo di mafie scontento qualcuno. Molti altri non riescono a gestire queste accuse folli: fai il tuo lavoro e zitto, gioca a pallone, canta, posta su Instagram e zitto. Se prendi posizione politica ti bersagliano. Ora, tu scrivi, servono i corpi, e hai ragione; servono come misura d’emergenza perché sono mancate le voci per troppo tempo”. Saviano sostiene che “l’attacco agli intellettuali è il primo passo totalitario che può fare una democrazia” e che “lo squadrismo M5S/Lega è il proseguimento, dentro e fuori dai social, di questo fango selvaggio, ed è per questo che le persone hanno paura”. Secondo il giornalista “la paura ha fatto avanzare queste ombre funeste che, da invidia e rabbia verso chi viene considerato privilegiato, dopo anni di disinformazione, sono diventate odio cieco verso chiunque, anche verso chi meriterebbe una mano tesa e non di morire in mare o di torture nelle prigioni libiche. Dobbiamo chiamare a una insurrezione civile e democratica contro questa barbarie fondata sulla menzogna sistematica, ma non esiste un gesto unico. Ciascuno di noi, facendo il proprio lavoro con onestà, vivendo e trattando il prossimo con onestà, avrà fatto la sua parte”. (10 gen – red)