No all’isolazionismo, sì ad un europeismo, tanto convinto quanto “consapevole”. Consapevole, dice il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi in audizione in Parlamento. “delle difficoltà che l’Europa sta incontrando”. La premessa, non banale di questi tempi, è che “è difficile immaginare oggi che qualunque Stato possa da solo affrontare il futuro a prescindere dal resto della comunità internazionale, e ciò vale a maggior ragione per l’Italia”. Le sfide internazionali, come quelle di terrorismo, mutamenti climatici e ovviamente immigrazione, vanno affrontate e risolte di concerto con la comunità internazionale (la Ue da una parte, la Nato dall’altra) a patto che l’Italia assuma un ruolo di maggiore protagonismo: “Dobbiamo sviluppare insieme la capacità di avere una visione strategica completa: il nostro è un paese globale e può diventare ulteriormente protagonista a livello mondiale, traducendo le idee in risultati”. Insomma, spiega Moavero, nel nuovo corso della Farnesina “vogliamo mantenere la linea di un europeismo consapevole, consapevole delle difficoltà che ci sono: le divisioni tra gruppi di Stati si stanno accentuando, si trovano accordi attraverso forti compromessi, vedo una asimmetria di un’Europa invasiva su alcuni versanti come l’economia rispetto a un’Europa a lungo silenziosa sull’immigrazione. Tuttavia non vedo soluzioni alternative e sono contrario a forme di isolazionismo: la Gran Bretagna ci dimostra che a volte si sa bene cosa si lascia ma non si sa bene cosa si trova”. Dall’altro lato c’è il rapporto con l’alleanza atlantica, anche questa di recente finita al centro delle discussioni, con il presidente Usa Donald Trump attivo nel chiedere più impegno, a livello economico, agli alleati: “Il sistema atlantico ci chiede oggi di contribuire maggiormente, conosciamo la richiesta del maggior contribuente, è un impegno che dobbiamo affrontare ma non dobbiamo dimenticare cosa ha significato l’atlantismo nei decenni precedenti alla seconda guerra mondiale…” dice Moavero, che però poi sottolinea: “Noi contribuiamo in maniera fattiva a molte missioni, il che per inciso ci consente di bilanciare con un minore impegno a livello strettamente finanziario”. Per quanto riguarda gli stessi Stati Uniti d’Europa ad ogni modo, “siamo molto attenti all’involuzione della politica commerciale americana, i dazi finora non ci hanno colpito ma siamo interessati a perseguire una politica di sostegno alle imprese che potrebbero risultarne colpite”.