Roma, 11 lug – “Anche se inseriti nei bassifondi della New York degli anni Cinquanta – dice il regista Gianni Marras – Romeo e Giulietta non perdono la purezza di due giovani innamorati che vogliono andare oltre le convenzioni, i pregiudizi e le rivalità che da politiche, in Shakespeare, diventano etniche e sociali in Bernstein. Nell’orizzontalità della vita di questi teppisti, che non vedono oltre i muri dei vicoli che li circondano e dentro i quali si scontrano per qualcosa che ha un mero valore di rivalsa, si inserisce la verticalità del balcone, simbolo dell’amore di Tony e Maria che vuole andare al di là, alla ricerca di un “Somewhere” dove realizzare il sogno di una vita felice. L’unica possibilità che questa realizzazione avvenga – continua il regista – viene affidata, non a caso, al carattere e alla lucidità del mondo femminile di Maria e di Anita; due donne che, arrivando da una realtà di povertà e privazioni, hanno dentro quella determinazione di chi vuole impossessarsi del proprio futuro. E lo scontro avviene con un mondo maschile fallimentare, sia nella rassegnazione delle uniche figure adulte presenti nella storia, sia nella rabbia delle due bande dei Jets e degli Sharks, incapaci di andare oltre la violenza che li circonda. Quella violenza stupida e incontrollata – conclude Marras – che porta al tragico finale in cui, a differenza di Shakespeare, si fa sopravvivere il personaggio femminile di Maria per lasciare aperta la speranza che la morte di Tony possa abbattere i muri che dividono gli animi e i desideri di tutti quei giovani». L’eclettismo e la freschezza dei testi di Bernstein e Sondheim, la variegata invenzione melodica, ricca di ritmi latini e contaminazioni dal jazz – che restituiscono l’agitazione e la gioia feroce dei giovani – e dalla popular music americana, sono fra i motivi del suo successo teatrale, prima, e cinematografico, poi, con il pluripremiato film del 1961 diretto da Robert Wise e Jerome Robbins. Cruciale in West Side Story è la componente coreografica, che diventa parte integrante della narrazione, del dramma e della partitura musicale. Le nuove coreografie di Gillian Bruce per Bologna vogliono essere in qualche modo recitate: i movimenti, concepiti in modo da valorizzare i corpi e le potenzialità degli interpreti, mostrano le azioni e gli stati d’animo di ogni personaggio. Significativo è in particolare il prologo, in cui diversi pannelli in movimento simulano i vicoli della città per creare una scena in cui a dominare è il sentimento di paura e agitazione delle due bande rivali. (BIG ITALY / SEGUE)
