Roma, 12 lug – Il Consiglio nazionale delle ricerche riprende la redazione della ‘Relazione sulla ricerca e l’innovazione in Italia’ che fornisce a Governo, Parlamento e opinione pubblica analisi e dati di politica della scienza e della tecnologia. “La comunità scientifica lamenta la scarsità di risorse a propria disposizione, mentre decisori politici e opinione pubblica sono sempre più esigenti e si domandano in che misura la scienza e la tecnologia contribuiscano allo sviluppo economico e sociale del paese”, osservano Daniele Archibugi e Fabrizio Tuzi del Dipartimento scienze umane e sociali, patrimonio culturale (Dsu) del Cnr, che hanno curato il documento. “In tale scenario, la Relazione intende offrire alcuni dati su cui ragionare e tenta di tradurre le statistiche in implicazioni per le politiche per la scienza, la tecnologia e l’innovazione: un lavoro non banale né immediato”. In Italia il rapporto tra spesa per R&S e PIL è passato dall’1,0% del 2000 all’1,3% del 2015, ma siamo ancora in fondo alla classifica dei paesi europei. La spesa per R&S finanziata dal Governo in percentuale al PIL è rimasta stazionaria, di poco superiore allo 0,5% del PIL, e gli stanziamenti del Miur agli Enti pubblici di ricerca sono calati dai 1.857 milioni del 2002 ai 1.483 milioni del 2015: il Cnr, in particolare, ha subito una riduzione da 682 milioni a 533 milioni. Nonostante ciò, il sistema italiano della ricerca mostra segni di vitalità confortanti, attestati dal contributo alla letteratura scientifica internazionale. Dal 2000 al 2016 l’Italia è passata dal 3,2% al 4% della quota mondiale, raggiungendo la Francia. Un risultato ancora più apprezzabile se si pensa che i paesi occidentali hanno visto la propria quota ridursi, in conseguenza dell’imporsi nel panorama scientifico di paesi emergenti, primo tra tutti la Cina. (SEGUE)
