Roma, 17 lug – Per quanto riguarda l’Italia preoccupa molto anche il fatto che si tratti del terzo Paese in Europa per tasso di disoccupazione (11,4%), preceduto soltanto da Grecia (21,7%) e Spagna (17,3%). Nel 2006 il nostro Paese si collocava invece al 14esimo posto per tasso di disoccupazione (con un valore pari al 6,9%) tra i Paesi UE monitorati dall’OCSE. La Germania, al contrario, ha effettuato un percorso opposto e virtuoso: nel 2006 era terza per tasso di disoccupazione (10,4%) mentre nel 2017 è risultata il secondo Paese con il dato migliore (solamente 3,8%). Formidabile anche il recupero della Polonia: nel 2006 era addirittura prima per tasso di disoccupazione (14%) mentre ora è tra i sei Paesi europei con le migliori performance (con un dato pari ad appena il 5%). “Quel che preoccupa maggiormente è la notevole distanza che separa ancora questi dati da quelli, ben più virtuosi, registrati nel periodo pre-crisi – commenta Massimo Blasoni, imprenditore e presidente del Centro Studi ImpresaLavoro -. Scarso legame tra salari e produttività, assenza di una cultura del merito, complessità delle relazioni sindacali, lentezza esasperante del contenzioso e alto cuneo fiscale sono solo alcuni degli elementi che fanno sì che – anche per il World Economic Forum – il nostro mercato del lavoro rimanga il meno efficiente d’Europa. Abbattere questi ostacoli è l’unica strada per ridurre in modo stabile e significativo il tasso di disoccupazione”. (red)