Roma, 18 lug – A moderare il convegno, accanto al presidente Deiana, Federica De Pasquale, vice presidente Pari Opportunità di Confassociazioni. Alla professoressa Veronica De Romanis, docente alla Luiss e alla Stanford University, il compito di presentare i dati di crescita dell’Italia (i più bassi in Europa, con un tasso pari al +1,5% contro il +2,3% dell’area euro), che si è assestata al penultimo posto nella Ue per tasso di occupazione (bloccata al 62,3% contro una media europea del 72,2%). Percentuali ancora più desolanti quando si pone l’attenzione sull’occupazione femminile: lavorano la metà delle donne che potrebbero lavorare. “Per invertire la rotta – ha suggerito la professoressa De Romanis – sono necessarie delle riforme a costo zero, tra cui le quote rosa nei Cda rappresentano le più indicate. È indicativo che anche quando si decide il futuro delle donne siano gli uomini a farlo: le quote possono cambiare la mentalità laddove la moral suasion ha dimostrato di non funzionare. Le donne per decidere devono far parte dei processi decisionali”. È quindi intervenuto l’ex Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, che ha sottolineato: “La tutela delle donne si iscrive nella attuale bipartizione tra subordinazione e autonomia. Oggi il lavoro, in entrambe le forme, deve produrre dei risultati e ha bisogno di tutele. Lo smart working si configura come una modalità con cui si realizza il lavoro subordinato: dall’orario si è passato al risultato”. E ha aggiunto: “Una vera politica del lavoro, oggi, dovrebbe consistere nella messa a disposizione della possibilità di empowerment”. E di competenze al femminile ha parlato Maria Pia Camusi, Direttore Rete Imprese Italia: “Le donne imprenditrici rappresentano il 54% del totale. Negli ultimi anni sono entrate in ambienti prima a loro preclusi, ma oggi sono costrette a mettersi in relazione con l’economia 4.0 che ha bisogno di gente formata e con le necessarie skills. Il potenziale della quarta rivoluzione industriale è enorme, eppure solo l’8% delle imprese lavora con lo smart working e di questo solo il 19% è rappresentato da donne: un numero decisamente troppo esiguo”. (PO / SEGUE)