Roma, 19 lug – Ancora basso è, in particolare, il contributo della spesa della politica di coesione, comunitaria e nazionale. Entro fine anno, la spesa dei fondi europei da certificare al Sud ammonta a 3,4 miliardi, ma la spesa effettiva è ancora ferma a poco meno di 1 miliardo di euro. L’accelerazione dell’utilizzo delle risorse nazionali e comunitarie per la coesione è dunque fondamentale per accompagnare i segnali di vitalità delle imprese, migliorando la competitività delle regioni meridionali (tutte nella parte bassa della classifica europea). Un robusto investimento infrastrutturale potrà infatti consentire non solo di ridurre i divari e costruire occasioni di lavoro e di crescita, ma al tempo stesso, favorire la ripresa del comparto delle costruzioni, l’ultimo ad agganciare la ripresa. Per superare le difficoltà che ostacolano tale accelerazione, è necessario uno sforzo straordinario per rafforzare le competenze della Pubblica Amministrazione del Mezzogiorno, salvaguardando gli strumenti che hanno dato buona prova di sé, e ponendo di nuovo la questione industriale al centro dell’azione economica per il Sud. Il commento di Massimo Deandreis, direttore generale di SRM: “E’ il momento di investire e di credere nel Mezzogiorno come elemento chiave per la ripresa di tutto il Paese. Da Check-Up emerge infatti un Mezzogiorno in cui la crescita economica è sostenuta soprattutto da 5 settori: automotive, aerospazio, agroalimentare, abbigliamento e farmaceutica, dove il Sud ha una marcata specializzazione (44% di V.A. manifatturiero contro la media italiana del 31%) con imprese pienamente inserite nelle filiere nazionali. Il Mezzogiorno si scopre così anche “fornitore” con un commercio interregionale in uscita verso Centro-Nord che per i cinque settori è pari a 21 miliardi, valore quasi uguale all’export. Se aggiungiamo le potenzialità del Mezzogiorno di essere un hub energetico, logistico e portuale nel cuore di un Mediterraneo – che grazie a Suez sempre più strategico nelle rotte globali – si comprende che le opportunità di sviluppo ci sono tutte”. (red)