Roma, 24 lug – Tuttavia, per ragioni di sicurezza e in raccordo con il Ministero e l’Ambasciata italiana a Kabul, negli ultimi anni la Missione ha adottato piani flessibili di lavoro a distanza. Grazie a specifici accordi con l’Archaeology Institute of Afghanistan ha collaborato agli scavi dei siti buddhisti di Tepe Narenj e Qol-e Tut, nella zona di Kabul, cooperando nel restauro e nello studio. Importante anche l’opera di divulgazione dei risultati attraverso un archivio digitale e percorsi di formazione, tesi di dottorato, pubblicazioni, conferenze e presentazioni a congressi internazionali. “Lo studio comparato di tecniche, materiali e codici estetici ricavabili dalle evidenze archeologiche di vecchia e nuova acquisizione ha aperto per l’Afghanistan del I millennio d.C. un promettente e innovativo percorso di ricerca”, aggiunge la vicedirettrice del programma Roberta Giunta. Risultato significativo di questa politica flessibile, che unisce ricerca teorica e dimensione pratica, è stato il risalto dato all’Afghanistan e alla presenza di archeologici e ricercatori afghani nel XXIV Congresso della European Association for South Asian Archaeology and Art, che si è tenuto all’Università Orientale e ISMEO dal 2 al 6 luglio scorsi a Napoli. (BIG ITALY / Red)