Roma, 25 lug – “Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera taglienteM Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente…”. Così cantava Lucio Dalla del mitico pilota di quando ancora l’Italia era solcata dalla Mille Miglia fra due ali di folla entusiasta che dovette pagare, anch’essa, il suo tributo di morte. Molto prima Marinetti e i suoi sodali avevano affermato “che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza della velocità. Un’automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”. Da maschile che era ai tempi del Manifesto Futurista presto l’automobile cambiò genere meglio unendo alla velocità il tema dell’eleganza. D’altronde il concetto fu definitivamente sancito dal detto Donne e motori con quello che ne consegue. Delle gare sulle strade più belle della Toscana ma anche dei concorsi di eleganza al Giardino di Boboli, del coraggio, del fascino femminile, del rombo assordante e dell’odore pungente di benzina, dello stridio delle gomme esasperate in curva, dell’affermarsi della moda italiana, della Firenze fra il 1934 e il ’65 racconta “The elegance of speed”, la mostra che raccoglie nelle sale di Palazzo Pitti, fino al 16 settembre, grazie alla volontà di Eike D. Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, novanta scatti tratti dall’Archivio Foto Locchi. (SEGUE)