“Con Marchionne ci siamo confrontati su modelli sindacali opposti. Marchionne arrivò in Fiat con la missione di salvare il gruppo che era sull’orlo della crisi finanziaria. E assolse questo compito con operazioni importanti. Dal punto di vista industriale, prima provò la fusione con la Opel, ma non ci riuscì per l’opposizione della cancelliera Merkel, quindi riuscì, con il sostegno della presidenza Obama, a fare la fusione con la Chrysler. Quest’ultima scelta, però, fece sì che il modello americano venisse importato anche nelle relazioni industriali”. Lo dice in una intervista al Corriere della Sera Francesca Re David, la segretaria generale dei metalmeccanici Cgil. “È un modello corporativo, dove comanda l’azienda e non c’è contrattazione”. Che cosa si aspetta la Fiom dal dopo Marchionne? “Si parla tanto dei suoi successori, ma il tema centrale è quello della proprietà: la famiglia Agnelli e suoi eredi. Il loro gruppo, nel corso degli anni, ha ricevuto rilevanti sostegni pubblici. Per noi è prioritario che il governo apra un tavolo con la proprietà, l’azienda e i sindacati sul futurodi Fca”. E soprattutto è fondamentale il governo. “Osservo che il precedente piano non è stato rispettato. A Pomigliano e Mirafiori c’è ancora la cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali sono in scadenza. Quanto al nuovo piano, esso non dice quanti investimenti ci saranno su ogni stabilimento né quali modelli saranno prodotti in ciascuno di essi. Marchionne ha certamente risanato finanziariamente il gruppo e ha azzerato il debito. Ma restano le incertezze sul futuro industriale. E il governo non può far finta di nulla”.