Milano, 26 lug – Lo studio è partito dall’analisi genetica del numero dei petali nei fiori di pesco, attuata analizzando incroci fra peschi da frutto (5 petali) e peschi ornamentali (molti petali) prodotti dal Professor Daniele Bassi del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano. Conosciuto in tutto il modo per i suoi frutti, il pesco è stato domesticato migliaia di anni fa in Cina, dove è tradizionalmente considerato l’albero dell’immortalità o della longevità, ed è molto apprezzato anche per la generosa fioritura celebrata ogni anno con festival come quello di Shangai. “La sequenza genomica del pesco è stata cruciale per individuare la posizione cromosomica e il gene candidato Di2 che codifica per un fattore di trascrizione della superfamiglia APETALA2: una particolare mutazione di questo gene chiave dello sviluppo del fiore ne altera la regolazione portando alla formazione di un’abbondanza di petali” spiega la Professoressa Rossini. La prova del nove a conferma dell’importanza di questa mutazione è venuta dall’analisi di alcune varietà di rose messe gentilmente a disposizione dall’ Associazione Italiana della Rosa e raccolte dal roseto Niso Fumagalli presso la Reggia di Monza ( https://www.airosa.it/index.asp). “A differenza delle rose a 5 petali quali molte rose selvatiche e alcune varietà che adornano i nostri giardini” commenta il Dott. Gattolin “quelle con molti petali, certamente più conosciute, hanno una mutazione funzionalmente analoga nel gene di rosa omologo a Di2 di pesco”. Fra le rose analizzate vi è anche la Bella di Monza, forse la più iconica e romantica delle varietà di rosa create agli inizi del 1800 da Luigi Villoresi, primo ibridatore di rose in Italia. Questa scoperta apre la strada a ricerche su altre specie di interesse ornamentale quali il garofano e la petunia, piante per le quali sono state selezionate dall’uomo spettacolari varietà a “fiore doppio”.(BIG ITALY / red)