“L’Italia non è un Paese razzista” ma “spero che quello che è successo serva a far capire che bisogna gettare acqua su questo fuoco invece che continuare ad alimentarlo” perché “mi sembra che la situazione sia ormai al limite. Viviamo un momento di forte tensione sociale che, unita ai pregiudizi, alla stanchezza, alla frustrazione, in alcuni casi porta a gesti estremi. Lo stesso caos del Parlamento si ritrova nelle nostre città”, “ognuno vuole qualcosa, ma non sa come ottenerla e per arrivarci è disposto a fare di tutto”. Così Daisy Osakue, discobola della nazionale azzurra, in una intervista al Corriere della Sera, commenta l’aggressione ricevuta a Moncalieri, dove abita, colpita da un uovo lanciato da un’auto in corsa. Nata in Italia da genitori nigeriani, studentessa di giurisprudenza in Texas grazie ad una borsa di studio per meriti sportivi, malgrado l’abrasione alla cornea assicura che il 9 agosto sarà in campo a Berlino per gli Europei assoluti in cui gareggerà nel disco e nel peso: “Voglio esserci a tutti i costi”. Con la maglia azzurra. “Per me è un onore indossarla. Una fortuna. E’ il sogno di ogni bambino che fa sport vestire i colori della nazionale”. Lei che ha aspettato 18 anni per avere la cittadinanza italiana, sottolinea: “E’ triste non avere lo ius soli”. E, in una in una intervista a Repubblica, ricorda: “È stata una grande sofferenza quando non ho potuto gareggiare alle Gymnasiadi di Brasilia nel 2013 perché non ero ancora cittadina italiana. Ma con il senno di poi quelle privazioni mi hanno dato ancora di più la carica”. L’Inno di Mameli? “Lo so a memoria da quando sono bambina ed è stato un sogno che si è realizzato. L’ho cantato quando ho vinto i Giochi del Mediterraneo a Jesolo: non mi sono sentita più italiana per questo, ma è stata un’emozione che i compagni cantassero l’inno grazie a una mia vittoria”.
“Quei codardi hanno trovato la persona sbagliata”, prosegue l’atleta nella sua intervista a Repubblica, “questa cosa è accaduta proprio a me, non so se sia un segno, ma mi spinge a continuare a smuovere le coscienze”. Perché hanno scelto lei come bersaglio? “Non voglio usare né la carta del razzismo né del sessismo, però a mio avviso stavano cercando una persona di colore: quella è una zona frequentata da prostitute e sono stata scambiata per una di loro. Non hanno preso me per caso visto che a qualche decina di metri c’era altra gente: l’ho detto anche al premier Giuseppe Conte, che è stato molto gentile e mi ha chiamato. Come gli ho detto che mi preoccupa è il pregiudizio, l’ignoranza. Sono tornata in Italia dopo 10 mesi all’estero e ho trovato un Paese diverso, è triste da dire ma si sente la tensione in giro. Stavolta è stato un uovo, ma un’altra volta potrebbe essere un sasso, una bottiglia o chissà”, “certamente il clima di violenza diffusa che vedo mi spaventa”. Spiega poi che “insulti purtroppo ne ho ricevuti, ma finché dici una cosa io posso rispondere. Così invece è molto più grave”, “non capisco perché ultimamente in Italia si tenda a dare delle colpe a qualcuno e trovare un pretesto per le cose che non vanno. Non vorrei esagerare ma lo aveva già fatto Hitler. Adesso diranno che uso parole forti, ma sono queste cose qua che creano le guerre che abbiamo tutti studiato. E in questo i media hanno un potere pazzesco: le persone stanno sempre attaccate alla televisione e se tu gli dai odio, l’unica cosa che ottieni è odio. Quindi se chi va in tv lancia messaggi contro gli immigrati, presentandoli come un pericolo, chi costantemente sente queste parole reagisce come un giustiziere”. E del suo futuro dice: “Ho tanti interessi: la politica per esempio, da anni sono. E mi piacerebbe lavorare alle Nazioni unite. Adesso in Texas all’università sto seguendo corsi di Criminal justice”. (31 lug – red)