Roma, 1 ago – “Nonostante la situazione sempre più complessa nel Mediterraneo centrale, il nostro obiettivo resta lo stesso che ci ha spinto a scendere in mare: salvare vite, impedire – nel modo più rapido ed efficace possibile – che uomini, donne e bambini anneghino, e portarli in un porto sicuro, dove i loro bisogni primari siano assicurati e i loro diritti tutelati e garantiti” ha detto la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF in Italia. Le équipe di MSF e Sos Mediterranée a bordo della Aquarius ribadiscono che “Aquarius continuerà a soccorrere persone in difficoltà in mare nel pieno rispetto del diritto marittimo” e “continuerà a coordinare la propria attività con tutte le autorità marittime competenti nel rispetto delle convenzioni internazionali marittime”. Inoltre “rispetterà ordini di non-intervento solo se saranno dispiegate altre navi per assistere le persone in difficoltà e portarle in un porto sicuro” e “non sbarcherà in Libia persone soccorse in mare. La Libia non è un posto sicuro per rifugiati, richiedenti asilo e migranti”. “Dopo le intercettazioni sempre più frequenti della Guardia Costiera libica, ora anche la nave italiana Asso 28 ha riportato in Libia 108 persone soccorse in mare, un precedente inaccettabile che potrebbe rappresentare una grave violazione della legislazione internazionale sul diritto d’asilo” conclude Lodesani, presidente di MSF. “La Libia non è un posto sicuro, nessuno deve essere riportato nel paese”. (SEGUE)