Roma, 6 ago – A luglio, l’Unhcr ha lanciato un appello affinché venissero rafforzate le capacità di ricerca e soccorso nel mare Mediterraneo, dopo che diverse restrizioni di tipo legale e logistico erano state poste alle operazioni delle navi delle Ong impegnate nel soccorso in mare. In precedenza nel corso dell’anno alcune navi con a bordo persone soccorse in mare erano state lasciate per diversi giorni in attesa di ricevere indicazioni rispetto all’attracco. Capacità di ricerca e soccorso rafforzate e un meccanismo sicuro e prevedibile per lo sbarco sono le pietre angolari del comunicato congiunto di UNHCR e OIM, in cui si richiede un approccio comune nella regione per salvare vite nel mar Mediterraneo. “Senza un piano armonizzato e collaborativo, che coinvolga Stati costieri e attori chiave delle industrie marittima e navale, le tragedie del Mediterraneo non si fermeranno”, ha detto Cochetel. “Con così tante vite a rischio, è essenziale dare ai comandanti la sicurezza di poter far sbarcare le persone soccorse in mare, e di conseguenza garantire che venga protetto e rispettato quel principio da tempo acquisito del soccorso delle persone che si trovano in difficoltà in mare”. I rifugiati in fuga dalla Siria rappresentano circa il 13,5 per cento dei nuovi arrivi in Europa via mare, il gruppo più consistente per nazionalità, a dimostrazione della disperazione che continuano a vivere i rifugiati siriani, colpiti dalla crisi dei rifugiati più grande del mondo. L’UNHCR rinnova il suo appello alla comunità internazionale affinché siano affrontate le cause alla radice, che spingono le persone ad abbandonare le loro case e le obbligano a intraprendere viaggi sempre più pericolosi.