Roma, 19 ago – Sono, ad esempio, il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano i due prodotti tipici più imitati nel mondo che diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sud America o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall’Australia fino al Giappone, ma anche “Grana Pardano”, “Grana Padana” o “Grana Padona”, solo per citare le più colorite e smaccate spuntate negli Stati Uniti. Mamolti altri sono i casi di “agropirateria” come l’Asiago e la Mortadella Bologna made in Usa, la Robiola, il Gorgonzola e il Caciocavallo prodotti in Canada, il Salame Milano del Cile e il Provolone della Nuova Zelanda. Inoltre, aggiunge la Coldiretti, sugli alti costi delle vendite all’estero dei prodotti tipici italiani – oltre all’aumento dei costi determinati dal trasporto – si aggiungono limitazioni quantitative e sanitarie all’export e dazi doganali. Ad esempio in Canada i prodotti esportati oltre i contingenti stabiliti sono gravati di dazi che per il formaggio Asiago arrivano al 250 per cento, in Giappone sono del 30 per cento per i vini e del 35 per cento per i formaggi, in Argentina c’è uno specifico dazio di un dollaro USA per ogni litro di olio di oliva, in Brasile viene applicato un dazio del 40 per cento sui vini liquorosi made in Italy che in Egitto aumenta fino al tremila per cento e interessa tutti i vini, secondo una recente indagine del ministero degli Affari esteri.
(Grm)