Roma, 14 ago – “L’incertezza politica, non il complotto internazionale, provoca la speculazione. Vale per la Turchia come per l’Italia”. Giancarlo Fonseca, 44 anni, è dirigente di Lombard Odier, banca svizzera che amministra patrimoni per 230 miliardi di euro. La Turchia è un rischio reale? “Non credo – risponde Fonseca a La Stampa – noi l’abbiamo sottopesata dal finto colpo di Stato del 2016 e tutto il mercato si è comportato così da tempo per la questione politica. Ora si trova nell’occhio del ciclone per i dazi di Trump, ma da due anni scricchiola per il deficit superiore al 6 per cento, con una carenza di investimenti esteri a copertura che significa maggiore esposizione alla volatilità degli investimenti di breve periodo, e per la caduta di credibilità della Banca centrale, compromessa dall’accentramento dei poteri da parte di Erdogan, un antico vizio dei Paesi emergenti”. In questo quadro trova possibile l’intervento del Fondo monetario internazionale? “Complicato che avvenga, sarà Erdogan a stabilirlo ed è più facile che cerchi un partner con cui condividere un progetto come la Russia o, più probabilmente, la Cina, interessata ad avere un piede a Ovest». Intravede conseguenze sul sistema bancario italiano? «Unicredit e, molto meno, Intesa, sono intrecciate con banche turche, ma non credo che questo ci debba preoccupare». La speculazione che aleggia sull’Italia in attesa della legge di bilancio dunque non c’entra con la Turchia? “Esattamente, mettiamoci nei panni di un fondo speculativo: è l’incertezza politica del Paese, che sia la Turchia o che sia l’Italia, a stimolare a prendere posizioni negative sul debito o sulle principali imprese, ma che accada con noi mi pare fantapolitica. L’Italia deve solo fare una buona legge di bilancio”. (red)