Roma, 17 ago – “Ponte Morandi se il degrado è anche etico” il titolo di un editoriale della politologa Nadia Urbinati su Repubblica: “Il degrado delle infrastrutture che la tragedia di Genova (a quanto pare annunciata e quindi evitabile) ha messo in evidenza, è il segno di un degrado etico e ambientale profondo. Sta insieme – scrive Urbinati – alla caduta di responsabilità del pubblico rispetto alla cura e alla valorizzazione dei suoi beni, che sono i beni della Repubblica, non di una parte della popolazione, non di uno specifico territorio. Il viadotto di Genova era parte della rete nazionale di autostrade, di un sistema di comunicazione che è come la spina dorsale del Paese, ramificazione che connette le aree e la gente che le abita. È una componente essenziale del “paesaggio” che insieme al “patrimonio storico e artistico” l’articolo 9 della Costituzione assegna alla Repubblica il “dovere” di “tutelare”. Degrado etico e ambientale e caduta di responsabilità pubblica e politica verso i beni pubblici sono andati di pari passo. Sono anche l’esito di una politica radicale di privatizzazioni del patrimonio pubblico che dalla fine del secolo scorso ha segnato tutti i governi, al di là di sigle e maggioranze. E ha goduto di legittimità per l’incontro di due fenomeni concomitanti: la scoperta di tangentopoli e la conversione al liberismo della sinistra post marxista. In Italia questa sinergia è stata fatale”. (PO / red)