Roma, 17 ago – Il Nord Kivu, dove il 1° agosto è stata dichiarata l’epidemia, è una delle aree più instabili della regione. Il conflitto in corso e i pesanti interventi militari hanno provocato un alto numero di sfollati, peggiorando il problema cronico del limitato accesso alle cure mediche. Ampi movimenti di persone possono avvenire rapidamente dopo un episodio di violenza. Questi aspetti avranno un impatto importante sulla risposta umanitaria. Attività cruciali che tipicamente richiedono la capacità di raggiungere località remote, come il tracciamento dei contatti, le cliniche mobili nelle comunità, la sorveglianza epidemiologica, l’investigazione dei casi sospetti, la vaccinazione e la promozione della salute subiscono inevitabilmente l’impatto delle limitazioni pratiche imposte dal contesto.
Nella vicina Uganda, MSF è parte della task force nazionale per garantire un’efficace preparazione nell’affrontare il rischio di un eventuale contagio trans-frontaliero.
(red)