Roma, 23 ago – Fu infatti nel XVII secolo che l’ibis eremita scomparve dai cieli d’Europa a causa della pressione venatoria ed oggi, quasi in un regolamento di conti con la natura, è proprio l’uomo a rimediare. “Alle mamme adottive – prosegue Avesani Zaborra – vengono affidate le uova deposte in un parco zoologico a qualche ora dalla schiusa e da quel momento, instaurano con i piccoli un rapporto che consente loro di crescerli, addestrarli al volo e farsi seguire alla testa dell’ultraleggero. Ma il percorso sarà completo solo quando, arrivati ad Orbetello, il ruolo delle mamme adottive terminerà: gli ibis dovranno dimostrare da soli di poter tornare alla vita selvatica”. Il viaggio verso Orbetello non è che a metà e lo stormo ha ancora di fronte il grande appuntamento con gli Appennini. All’arrivo, uomini e uccelli avranno compiuto 1000 chilometri in volo: niente, rispetto alle migliaia di chilometri che potranno percorrere una volta tornati al proprio habitat naturale. (red)