Roma, 24 ago – “Se l’Italia si presenta a chiedere flessibilità all’Europa senza aver speso i contributi europei, la strada si fa in salita. Bisogna dimostrare di saper utilizzare i soldi che vengono dati prima di poterne chiedere altri”, “un buon esempio è il Fondo per lo sviluppo regionale. A fine 2017, l’Italia aveva usato 2,5 miliardi su 38 disponibili”, il “secondo peggiore risultato fra gli Stati europei”. Lo afferma Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea degli investimenti, in una intervista a La Stampa, entrando nel dibattito sui fondi Ue seguito al crollo del ponte di Genova. “Manca una capacità diffusa di stabilire la priorità dei progetti – aggiunge -, di definire i piani di investimenti e di attuare ciò che si è programmato. Non ci sono più tutte le strutture tecniche nelle amministrazioni che pianificano, seguono e attuano gli investimenti. In effetti sono procedure complicate. Ma altri Paesi hanno investito e hanno adesso organismi all’avanguardia, gestiti anche col nostro aiuto. Funziona laddove è stato fatto, anche in Italia. Il risultato è che le Regioni arrancano e alla fine, per non perdere i soldi, finanziano la sagra del cuscus e simili”, “il vero dramma è a livello locale e non solo. L’esempio virtuoso sono Francia, Regno Unito e Portogallo che hanno creato strutture di coordinamento centrale efficaci”, “ripartirei dalle cabine di regia, dalle strutture tecniche e dalla macchina ministeriale. È desolante vedere che a Genova gli inviati pubblici non avevano soldi per le missioni”. Quindi precisa: “In dieci anni la Bei ha finanziato l’Italia con 100 miliardi di prestiti. Di questi, 51 erano per le infrastrutture, di cui 15 in trasporti e poco meno di 6 per strade e autostrade. Va considerato che il nostro contributo non è mai integrale. E che, con la partecipazione privata, i 15 miliardi ai trasporti hanno alimentato 50 miliardi d’investimenti”, “abbiamo dato 300 milioni all’Anas per le gallerie, e tenete presente che l’Italia è il Paese europeo che ne ha di più, 900 chilometri. Siamo stati molto presenti dopo le calamità naturali: ci sono stati 1,6 miliardi per il sisma in Emilia Romagna e 2 miliardi per Amatrice”. Spiega poi che le Autostrade “sono un cliente storico, fra l’altro siamo stati coinvolti nella Firenze-Bologna. Abbiamo in valutazione anche operazioni di messa in sicurezza”. (red)