Roma, 27 ago – “Non parlerei di linea dura. La definirei piuttosto coerenza. E quella paga, sempre. Siamo riusciti a fare una cosa mai fatta prima: coinvolgere un Paese dell’Est, l’Albania, e la Chiesa”. Così il ministro degli Interni Matteo Salvini, indagato dalla magistratura di Agrigento sul caso della nave Diciotti, in una intervista al Messaggero . “Quando ho iniziato a fare politica – aggiunge -, non avrei mai pensato di poter essere accusato di sequestro di persona. Io me ricordo da bambino i sequestratori. Erano quelli che rapivano le persone e chiedevano il riscatto. Io, invece, ho agito per difendere i confini del mio Paese. E se questo è il prezzo che devo pagare, ok. Ma nessun magistrato pensi di potermi fermare con un’inchiesta”. L’inchiesta è stata un assist politico? “Ho fatto solo il mio lavoro di ministro e sono pronto a rifarlo. Per il resto mi spiace per il procuratore di Agrigento. Penso che con tutti i problemi che ha la Sicilia, la priorità non sia certo indagare Salvini. E poi lui era lo stesso che qualche mese diceva: ‘Il rischio di terroristi a bordo dei barconi è alto’. Ha cambiato idea?”. Inoltre assicura che se il Tribunale dei Ministri “dirà che devo essere processato andrò davanti ai magistrati a spiegare che non sono un sequestratore. Voglio proprio vedere come va a finire…”. (red)