Roma, 28 ago – “La gente ha paura perché la crisi economica morde. Ma tanti aiutano chi sbarca”. Così ad Avvenire il cardinale Gualtiero Bassetti che spiega come si sia arrivati alla soluzione del “caso Diciotti”: “È stata una scelta compiuta di comune accordo. Se è vero, come è vero, che un fiume ha bisogno di due sponde, è accaduto che due volontà si siano incrociate. Era necessario trovare una via d’uscita a una crisi umanitaria che poteva avere conseguenze tragiche. Il ministero dell’Interno ha accettato la nostra proposta. Individuare un modo efficace, intelligente, sensato a questo dramma era essenziale. La vita va salvaguardata e protetta sempre. Da qui è maturata l’intesa. È innegabile che anche il governo si fosse chiuso come in una sorta di vicolo cieco e che aveva la necessità di sbloccare l’impasse. Due esigenze, senza dubbio fondate su basi diverse, si sono incontrate nel nome dell’uomo, in particolare dell’uomo e della donna fragili e indifesi”. Qualcuno sostiene che abbiate dato una mano all’esecutivo. “Non abbiamo agito per fini politici. A spingere ogni nostra decisione è stata la carità evangelica, è stato l’abbraccio di Cristo a ogni povero della storia. Ecco perché mi sento di dire già da adesso che, se si ripresentassero situazioni di urgenza, la Chiesa italiana non esiterebbe a compiere scelte identiche. E la storia delle comunità ecclesiali che sono in Italia dimostra come le diocesi, le parrocchie, l’intero popolo di Dio è in grado di far fronte anche alle difficoltà dello Stato”. In ogni caso, sottolinea Bassetti: “L’Europa non può guardare solo a questioni economiche e finanziare o ridurre tutto, anche il dramma dei profughi, a una faccenda di risorse. Deve agire in maniera solidale. Certo, non basta. L’emergenza migratoria va affrontata a livello di Mediterraneo. Occorre unire le sponde del grande mare. Per questo ho proposto in Italia un “Incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo” che sarà nell’autunno 2019, ispirato alle intuizioni del sindaco “santo” di Firenze, Giorgio La Pira”. (red)