Roma, 30 ago – Rifondare un partito non liquido ma di massa, non centralista ma radicato nei territori, non affascinato dai capitani d’industria ma attento ai bisogni dei nuovi lavoratori, sempre più precari e proletarizzati. E poi, ragiona Massimo Cacciari, prepararsi a una battaglia non solo italiana: “Alle prossime elezioni europee le forze progressiste, dal Pd a Macron, devono presentarsi unite, con nome e simboli comuni. È l’ultima occasione per opporsi a Salvini e ai suoi amici”. II filosofo risponde così in un’intervista a Repubblica all’intervento di Walter Veltroni, apparso ieri sul medesimo quotidiano, al suo appello a ripartire da una nuova sinistra centrata su due pilastri, popolo e sogno: “Ma io di sogni davvero non ne posso più – attacca ciò che conta è non ripetere gli errori della classe dirigente di cui Veltroni organicamente ha fatto parte”. Come rimediare adesso? “Ricostruendo dalle fondamenta un partito con un radicamento territoriale, con gruppi dirigenti che emergano dal basso, dalle località. Che valorizzi chi nel suo ufficio, ospedale, giornale, scuola, sindacato rappresenta quel luogo. II contrario di quanto ha fatto il Pd, che scelse le cooptazioni. Ci vuole discontinuità netta: un partito non liquido ma di massa”.
(red)