Roma, 3 set – “Si potrebbe scrivere una storia dell’emigrazione solo raccogliendo le lettere inviate ai giornali … ai giornali si poteva scrivere senza filtri, perché la disperazione, le difficoltà che si tenevano nascoste a casa per pudore o per orgoglio, erano comuni a tutti gli italiani. E così il Direttore, il giornale, diventava un punto di riferimento, una sicurezza, un luogo dove andare a passare qualche ora di svago, come a voler ricreare il clima della piazza del paese, dove si discuteva, spesso di politica, di sport, dove si veniva informati sulle ultime leggi ed iniziative che il Governo italiano riservava ai suoi figli lontani, dove si vivevano, con trepidazione, gli eventi drammatici che accadevano in Italia”. Così scrive Giovanna Chiarilli nell’intervento dal titolo “Caro Direttore. Le lettere ai giornali degli italiani all’estero”, inserito nell’opera “I segni dell’emigrazione” che sarà presentato questa sera a Roma. “Una sorte che ha toccato – tra i tanti giornali citati nel brano – anche “La Voce d’Italia” di Caracas in occasione dell’alluvione del 1999, solo per citare una delle più drammatiche. Così come, per riferire storie più attuali, è sempre “La Voce d’Italia” ad occuparsi del dramma dei connazionali rapiti in Venezuela, spesso con esito drammatico, e soprattutto a far giungere la notizia in Italia per ricordare questa emergenza. Gaetano Bafile, mitico fondatore e Direttore del quotidiano diffuso in Venezuela, ha fatto della sua redazione una casa aperta a tutti, soprattutto nei momenti più difficili della storia del Venezuela, spesso anche a rischio della propria vita. Mi sembra di sentire ancora il fervore, l’entusiasmo delle parole di Bafile nel raccontare la storia dei sette siciliani scomparsi a Caracas.
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