Roma, 3 set – Ma se nonostante il coraggio, Bafile non riuscì a strappare alla morte i sette siciliani, l’inchiesta su Angelo Zagame ebbe miglior esito. Zagame aveva un’unica colpa: essere stato il primo ad arrivare sulla scena di un delitto. Le autorità di polizia – ricorda Bafile nel suo “Passaporto Verde” – si resero conto che Zagame non era più l’immigrante indifeso che tanto bene poteva essere impunemente utilizzato come capro espiatorio, ma piuttosto un uomo forte della solidarietà dell’intera comunità e del suo giornale più che mai deciso ad esigere che si facesse giustizia. Anni dopo, a Roma, Angelo Zagame dava atto della generosa campagna dichiarando a “Paese Sera”: “La Voce d’Italia” di Caracas mi ha strappato al carcere, alla tortura, alla morte. Storie, tante storie di giornalisti, eroi sconosciuti che diventano per la comunità personaggi degni di stima e di affetto. Come è accaduto anche a Gaetano Cario. Fondatore di numerosi giornali editi in tutto il Sud America, cito per tutti “L’Eco d’Italia” nato in Uruguay nel 1964 e ben presto diffuso anche in Argentina e in altri Paesi. Gaetano Cario è scomparso troppo presto lasciando ai figli l’eredità morale di continuare la sua opera, a favore della comunità italiana. Ricordo gli infiniti discorsi sui problemi della stampa italiana all’estero, la sua preoccupazione per i mezzi sempre più esigui che l’Italia riserva a questo settore, mai adeguatamente compreso e valorizzato. Era sempre in prima fila Cario, nei convegni sull’informazione, pronto a rivendicare il ruolo della stampa e a pretendere maggiore peso per la FUSIE, la Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero”.
(Sis/dpo)