Roma, 6 set – Al gennaio 2018 i cittadini residenti che hanno costituito un’unione civile in Italia o che hanno trascritto un legame precedentemente contratto all’estero ammontano a circa 13,3 mila unità, lo 0,02% di tutta la popolazione residente. Lo rende noto l’Istat. Inoltre, le persone che risultano non più in unione civile a seguito dello scioglimento dell’unione o del decesso del partner sono ancora un numero molto contenuto (rispettivamente meno di 50 e meno di 150 unità). Il 68,3% dei residenti uniti civilmente è di sesso maschile; il 56,8% risiede nelle regioni settentrionali, il 31,5% al Centro e l’11,7% nel Mezzogiorno. Presentano un maggior numero di uniti civilmente le regioni Lombardia (25,4%), Lazio (20,0%) e Piemonte (10,0%) che da sole raccolgono oltre la metà del totale dei 13,3 mila complessivi. In queste regioni si trovano infatti le città metropolitane di Milano, Roma e Torino, nelle quali risiede circa un quarto di tutti gli uniti civilmente. Analizzando la distribuzione per età emerge che a scegliere questa modalità è una popolazione matura con un’età media di 49,5 anni per i maschi e di 45,9 anni per le femmine. A livello territoriale per gli uomini si va da un’età media di 48,2 anni per il Mezzogiorno a una di 49,9 anni per il Centro. Analogamente per le donne il valore più basso dell’età media (pari a 43,3 anni) si registra nelle regioni meridionali, mentre il più elevato (47,5 anni) si registra nelle regioni centrali. (PO / red)