Roma, 12 set – Attualmente, il 43,4% dei giovani palestinesi tra i 15 e i 29 anni non ha lavoro, è il tasso più alto di disoccupazione giovanile nella regione. Una situazione che a Gaza riguarda il 64,6% dei giovani. La conseguenza diretta è che 1,44 milioni di giovani palestinesi non cercano nemmeno più lavoro, né frequentano la scuola, con il 53% dei neolaureati disoccupato. Inevitabile, dunque, che circa un terzo desideri lasciare la propria terra e il 73% non nutra alcuna speranza di miglioramento. Tantissime anche le donne disoccupate: il 47,4%, il più alto tasso di disoccupazione femminile al mondo. “Mio padre mi ha raccontato che prima di Oslo, le persone avevano un lavoro dignitoso, c’era una fornitura di elettricità costante, non c’erano restrizioni di movimento, avevamo un aeroporto da dove si poteva volare ovunque. Poi le cose sono peggiorate dopo la mia nascita – dopo Oslo”, racconta Rajab, ventitreenne che ha sempre vissuto a Gaza. “Dopo Oslo ci siamo sentiti sotto assedio in ogni aspetto della nostra vita. Ogni cosa che facciamo è condizionata dal blocco”, racconta Haytham giovane ingegnere di 27 anni che assieme a tre altri giovani colleghi a Gaza City, si è rimboccato le maniche per creare un prototipo in grado di creare energia elettrica dalle onde del mare, e poter così contribuire a far fronte alla drammatica crisi energetica che fa sì che nella Striscia si sopravviva in media con 4 ore di elettricità al giorno. Tutti i materiali per costruirlo però è stato costretto a reperirli dentro la Striscia, a causa del blocco imposto da Israele e in corso da oltre 10 anni. (SEGUE)