Roma, 12 set – “Gli Accordi avevano promesso la fine dell’occupazione, la stabilità nella regione e una road map verso la pace, ma nulla di tutto questo si è tradotto in realtà – aggiunge Sansone – I palestinesi sono intrappolati in 760 chilometri di muri, una prigione che impedisce la libertà di movimento, nega diritti e separa le famiglie. Senza dire poi che gli insediamenti illegali in Cisgiordania sono aumentati a dismisura con intere comunità palestinesi che hanno perso l’accesso alla terra e alle risorse da cui dipendevano”. Il processo che prende le mosse dagli Accordi di Oslo ha visto di fatto un ulteriore rafforzamento dell’occupazione israeliana nella Cisgiordania, con i giovani palestinesi che ne hanno subito le peggiori conseguenze: un impoverimento socio-economico in tutto il Territorio Occupato Palestinese, nonostante i 30 miliardi di dollari di aiuti internazionali stanziati dalla Dichiarazione dei Principi nel 1993 in poi. Eppure, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, senza le restrizioni imposte dall’occupazione israeliana, il PIL pro capite solo nel 2016 sarebbe aumentato del 37%. “Una pace giusta e solida, basata su pari dignità e diritti per tutti, è di vitale importanza sia per i palestinesi che per gli israeliani. – conclude Sansone – E’ necessario apprendere le lezioni del passato e intraprendere un cammino totalmente nuovo. E’ l’unica speranza per i ragazzi della generazione Oslo”. (red / UE)