Roma, 13 set – Possono essere finalmente smascherati i maleducati proprietari dei cani responsabili di imbrattare marciapiedi e giardini pubblici grazie al test del Dna che permettere di identificare gli animali analizzando il materiale genetico estratto dalle loro feci. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare che grazie all’Associazione Italiana Allevatori (AIA) è stata realizzata in via sperimentale con il laboratorio di genetica e servizi (lgs) di Cremona la prima banca dati del Dna di circa 1.500 cani del territorio del comune di Malnate (Va). In questo modo – sottolinea la Coldiretti – è stato possibile rintracciare, identificare e multare, in collaborazione con l’amministrazione comunale i trasgressori dell’obbligo di raccolta delle deiezioni. Si tratta di una iniziativa destinata ad essere replicata in molte altre realtà dove è troppo facile restare impuniti nonostante le sanzioni. Con le nuove tecnologie è più facile applicare le norme del Codice penale – riferisce la Coldiretti – che punisce chi lascia gli escrementi del cane non raccolti in un luogo pubblico (per strada, sul marciapiede, nell’androne di un palazzo, ecc.). In particolare – precisa la Coldiretti – commette reato chiunque deturpa o imbratta cose mobili altrui con una multa fino a 103 euro ma la sanzione sale però, da 300 a 1.000 euro se il fatto viene commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati.(SEGUE)