Torino, 13 set – Tra le opere esposte, gli affreschi della Tomba di Henib, dal Museo Egizio di Torino; la preziosa Testa di Basilea, dal Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria; il Ritratto di Caterina Balbi Durazzo di Anton Van Dyck, da Palazzo Reale di Genova; San Girolamo penitente di Tiziano, dalla Pinacoteca di Brera; San Daniele nella fossa dei leoni di Pietro da Cortona, dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, fino a opere di Morandi, Burri e Twombly. Nella grande varietà non mancano oggetti particolari come il Mantello Tupinambà, realizzato con penne e fibre di cotone, giunto tra XVI e XVII secolo in Italia dal Brasile, oggi conservato alla Pinacoteca Ambrosiana, o il seicentesco Clavicembalo dipinto, dal Museo Nazionale degli Strumenti Musicali di Roma. Dal 1989 ad oggi, sono ormai oltre 1.300 le opere “restituite” alla collettività: una sorta di ideale museo, con testimonianze che spaziano dalle epoche proto-storiche fino all’età contemporanea, dall’archeologia all’oreficeria, alle arti plastiche e pittoriche. La chiusura della mostra è concomitante con uno dei più prestigiosi appuntamenti di studio sulle tematiche del restauro, a livello internazionale. Si chiude infatti domani 14 settembre a Torino il 27° Congresso dell’International Institute for Conservation of Historic and Artistic Works (IIC), che ha cadenza biennale. Un’iniziativa di grande rilievo che ha visto l’arrivo di oltre 500 professionisti del restauro e della conservazione dei beni culturali. La scelta di Torino non è casuale vista la presenza di importanti realtà nel campo del restauro come il Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, che collabora con musei ed enti culturali di tutto il mondo. Tra i luoghi che ospitano il Congresso anche residenze sabaude come Palazzo Reale, Palazzo Madama e Reggia di Venaria. (Red)