Roma, 13 set – Boaga, in qualità di geologo, si si è occupato di misurare le proprietà fisiche delle rocce e dei sedimenti campionati, nonché di misure di parametri fisici in pozzo durante la fase di perforazione, come ad esempio misure downhole di tipo sismico, elettrico e elettromagnetico. «Ero a bordo della Joides Resolution come ‘petrophysics specialist – dice Jacopo Boaga. – Il mio lavoro prevedeva le misure petrofisiche sui campioni di roccia e occuparmi di tutte le misure geofisiche in foro. La nave Joides Resolution è difatti dotata di un avanzato laboratorio galleggiante in grado di misurare le proprietà fisiche dei campioni di roccia estratti durante la fase di perforazione (densità, velocità sismiche, conduttività termica, suscettibilità magnetica, ecc.). Una volta terminata l’estrazione delle carote, si sfrutta poi il foro di sondaggio per inserire al suo interno particolari strumentazioni geofisiche per misurare tali proprietà anche direttamente nel sottosuolo (downhole measurements). Si tratta di operazioni molto delicate – conclude Boaga – dove avanzati strumenti vengono calati nel piccolo foro di sondaggio e connessi con km di cavi per collegarli alle strumentazioni di bordo, superando nel nostro caso anche 4 km di profondità oceanica (con il costante e sensibile rischio di perdere dati e strumenti). D’altronde tali missioni sono molto stimolanti proprio per le proibitive condizioni di lavoro che devono essere affrontate con soluzioni tecniche molto avanzate». La nave di ricerca JOIDES Resolution ha perforato e campionato il fondo oceanico, spingendosi ad oltre 1600 m di profondità al di sotto di fondali profondi sino a 4000 m. Le analisi condotte durante le perforazioni e sugli oltre 2.5 km di materiale campionato, hanno permesso ai 68 scienziati provenienti da 13 diversi Paesi che si sono avvicendati a bordo, di riconoscere come l’evoluzione del Mar Cinese Meridionale rappresenti di fatto l’anello mancante tra le diverse tipologie di rottura proposte dalla Tettonica delle Placche. In tale Oceano, infatti, il processo di rottura è avvenuto con un moderato vulcanismo, ma è stato istantaneamente seguito dalla formazione di nuova crosta oceanica spessa sino a 5-6 km.
(BIG ITALY / red)