Roma, 18 set – “Mi pare che il Fronte Repubblicano di Calenda sia stato archiviato dal voto di Forza Italia a Strasburgo contro la censura del regime autoritario di Orbàn. Orfini ha buttato la palla in tribuna come quei difensori che al novantesimo difendono la porta dall’ultimo assalto avversario. Da Calenda dissento. Per Orfini mi appello al Var”. Lo afferma Gianni Cuperlo in una intervista ad Avvenire nella quale l’esponente Pd torna a chiedere quanto prima il congresso: “Fosse stato per me l’avrei fatto il 5 di marzo il congresso, all’indomani del risultato peggiore della sinistra nella storia repubblicana. Dopo una valanga del genere serve una svolta radicale, una discontinuità, non dei valori ma delle politiche e della classe dirigente. Fu così alla nascita dell’Ulivo e anche con l’atto fondativo del Pd. L’idea che di fronte a una destra pericolosa e culturalmente violenta la via sia rivendicare il percorso di ieri prima che velleitaria è colpevole”. Secondo Cuperlo “esiste anche un’epica della sconfitta. Se tu perdi come noi abbiamo perso il 4 marzo la reazione, social o non social, non può ridursi a un reality dove si prende la scena l’ultima invenzione o battuta. Ognuno ceni dove gli pare. Io mi sento orfano di un confronto serio e maturo nelle sedi dove un partito discute, si scontra, elabora una risposta. Quelle sedi sono i suoi organismi, un congresso degno del nome e il confronto tra visioni alternative della sinistra e della società. Tutto il resto mi pare una recita che attira sempre meno pubblico”. E sulle “aperture” di Zingaretti a M5S commenta: “Mi pare che Zingaretti giustamente abbia rivendicato il dovere di andare a recuperare i ‘nostri’ voti finiti a Grillo. Non ha parlato di accordi di vertice o di potere”. E conclude: “Il problema non è Renzi. Il problema è la scena”. (red)