Roma, 18 set – Vincenzo Giambra, 38 anni, studiava le cellule maligne della leucemia all’Università di Vancuver, in Canada, e cercava da tempo un modo per avvicinarsi a casa senza rinunciare al suo lavoro. Ora guida un gruppo di ricerca nel centro di medicina rigenerativa Casa Sollievo della Sofferenza, a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia, da dove continua la sua lotta contro questa malattia. Georgios Alexandrakis, quarantenne ricercatore greco è giunto all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli per proseguire il suo lavoro sulle vulnerabilità costiere delle isole minori del Mar Tirreno, utile soprattutto per proteggere quei luoghi. Clara Piccirillo, 47 anni, ha riportato provette e microscopio da Porto, in Portogallo, al CNR di Lecce, dove cerca di produrre protesi ossee in sughero, un materiale biocompatibile, sostenibile e facilmente reperibile in quella zona. Dopo anni di ricerca a Plymouth, in Inghilterra, Valentina Lauria, 37 enne siciliana, è tornata “al suo mare” per sperimentare un modello sostenibile di pesca nell’area di Mazzara del Vallo, coinvolgendo università e pescatori locali. Anche Nunzio Iraci, 37 anni e fino a ieri impegnato al dipartimento di neuroscienze dell’Università di Cambridge, è rientrato in Sicilia con il suo progetto di ricerca: studia nuove terapie palliative per malati di Parkinson al Biometec di Catania. Sono solo alcune storie di “cervelli” che erano scappati dall’Italia e sono tornati a fare ricerca nel Mezzogiorno o di stranieri che hanno scelto il Sud per portare avanti i loro lavori di eccellenza nella ricerca applicata. L’hanno fatto grazie alla passata edizione del bando Brains to South della Fondazione Con il Sud, che ha permesso a 11 ricercatori (5 uomini e 6 donne, 2 stranieri, età media 38 anni) provenienti da otto università estere e tre italiane del Centro-Nord di lavorare in centri di ricerca a Napoli, Salerno, Foggia, Lecce, Cosenza, Catanzaro, Trapani, Catania. (PO / SEGUE)