Bologna, 19 set – Per cercare di capire a fondo il funzionamento di questo meccanismo, i ricercatori hanno coinvolto 48 persone divise equamente in base all’età (24 tra i venti e i trent’anni e 24 tra i sessanta e i settant’anni), chiedendo loro di svolgere in due giorni consecutivi un compito di apprendimento, estinzione e rievocazione di un “ricordo di paura”. Inizialmente, i partecipanti sono stati indotti ad associare uno stimolo neutro (l’immagine di una pianta) ad una leggera scossa elettrica al polso, all’interno di una stanza. Come prevedibile, dopo alcuni abbinamenti tra immagine e scossa, i soggetti hanno iniziato a reagire all’immagine della pianta con le risposte fisiologiche tipiche della paura (ad esempio un aumento del battito cardiaco e della sudorazione cutanea). In seguito, invece, all’interno di una stanza diversa, è stata mostrata l’immagine di una pianta senza che ci fosse alcuna scossa elettrica. Così facendo, i ricercatori hanno notato che le risposte fisiologiche legate alla paura sono progressivamente scomparse. Il giorno successivo, infine, ai partecipanti è stata nuovamente mostrata l’immagine della pianta, sia nella prima stanza che nella seconda, con l’obiettivo di valutare il ruolo del contesto nel recupero dei ricordi emotivi da parte dei due gruppi coinvolti. (BIG ITALY/ SEGUE)