Bologna, 19 set – Analizzando i dati raccolti, i ricercatori hanno notato che, mentre nel primo giorno sia i giovani che gli anziani rispondevano allo stesso modo (reagendo con timore alla vista della pianta nella prima stanza, ma non nella seconda), durante il secondo giorno il gruppo dei più anziani, a differenza dei giovani, mostrava reazioni collegate alla paura in entrambi i contesti, sia con la pianta nella prima stanza che con la pianta nella seconda stanza. “Questi risultati ci dicono che l’invecchiamento può avere un impatto negativo sulla capacità di utilizzare le informazioni contestuali per modulare in modo flessibile il recupero dei ricordi emotivi”, dice Giuseppe di Pellegrino. “La responsabilità potrebbe essere dei cambiamenti che avvengono con l’età in alcune aree del cervello come l’ippocampo e le cortecce prefrontali, particolarmente soggette agli effetti dell’invecchiamento”. Fare luce su questi mutamenti e le loro conseguenze può rivelarsi allora particolarmente utile per capire i meccanismi alla base delle paure patologiche, come i disturbi d’ansia e gli attacchi di panico, che spesso colpiscono gli anziani. La ricerca – pubblicata su Scientific Reports – è stata realizzata presso il Centro studi e ricerche in Neuroscienze Cognitive dell’Università di Bologna (Dipartimento di Psicologia – Campus di Cesena). Gli autori sono Simone Battaglia, Sara Garofalo e Giuseppe di Pellegrino. Il lavoro del gruppo di ricerca è supportato da finanziamenti RFO (Ricerca Fondamentale Orientata) e PRIN (Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale).
(BIG ITALY /red)