(20 settembre 2018) “Chi ha paura delle riforme”, il libro scritto da Elsa Fornero per Egea, si occupa sì di pensioni ma è anche l’occasione per fare il punto su quella controversa esperienza politica che fu il governo Monti. Il governo probabilmente più vilipeso e più efficace della storia repubblicana. La ragion d’essere del governo dei tecnici – spiega Fornero – non aveva nulla a che fare con più o meno fantasiose tesi complottiste, ma derivava dall’emergenza risultante da tre differenti debolezze italiane, che nel corso del 2011 avevano provocato una crisi di sistema.
La prima debolezza, non ancora superata, riguardava la minore crescita della nostra economia rispetto a quella degli altri paesi. Una situazione ben descritta da tutte le statistiche sulla disoccupazione, sui salari, sulla distribuzione dei redditi, sulla povertà.
La seconda debolezza, oggi parzialmente corretta, si manifestava con la perdita di affidabilità del debito sovrano italiano sui mercati e con la difficoltà di rifinanziarlo. Se il pagamento degli interessi viene messo in forse, il debito pubblico diventa carta straccia. Il sistema bancario, principale creditore dello Stato e detentore dei suoi titoli, diventa tecnicamente insolvente in quanto la sua maggior posta dell’attivo improvvisamente può valere quasi zero. Dunque una vera e propria apocalisse finanziaria.
La terza debolezza era l’assenza di una stabile e ed effettiva maggioranza parlamentare che consentisse interventi incisivi.
Fu allora che la politica accettò di fare un passo indietro delegando a un governo tecnico l’adozione di quelle misure impopolari necessarie per non andare a fondo. Il governo Monti nacque grazie al via libera di un’ampia maggioranza parlamentare, fece il lavoro sporco, salvò il sistema e se ne andò restituendo alla politica oneri e onori. E’ lecito non rimpiangerlo, è assurdo dipingerlo come il male assoluto.