Roma, 24 set – Come si spiega? “La sconfitta psicosociale comporta una riduzione degli enzimi responsabili della lipogenesi – spiegano gli autori dello studio -, ossia della produzione e dell’accumulo di grasso corporeo, e contemporaneamente un aumento nel fegato di un enzima fondamentale per ‘bruciare’ i grassi. Ancor più sorprendentemente, lo stress psicosociale produce un aumento di particolari proteine contenute nel tessuto adiposo (di tipo bruno) capaci di aumentare le calorie consumate, un meccanismo noto come ‘termogenesi’. Si sente spesso dire ‘Posso mangiare quanto voglio, tanto non ingrasso’, ma questo fenomeno è solo apparentemente positivo. Abbiamo infatti verificato che l’aumentato metabolismo dei grassi comporta un maggiore livello di stress ossidativo, probabilmente legato alla maggiore produzione di radicali liberi. Questa condizione metabolica, riscontrata a livello epatico, potrebbe a sua volta causare notevoli danni alla salute, saturando i sistemi endogeni di difesa dallo stress ossidativo e rendendo l’organismo più sensibile ad agenti patogeni esterni o interni”. “I risultati di questo studio ci ricordano – conclude Giudetti – che una perdita di peso ottenuta in condizioni di forte stress e pressione psicosociale non è consigliabile, e che seguire abitudini alimentari sane è la base fondamentale per il nostro benessere psicofisico”. (red)