(24 settembre 2018) Ogni volta che i governi faticano a mantenere le loro onerose promesse elettorali, puntuale arriva l’attacco ai tecnici dei ministeri e più in generale ai tre molossi messi a guardia dei conti pubblici, la Ragioneria Generale dello Stato, la Corte dei Conti e il Consiglio di Stato.
Succede anche in questi giorni, con la polemica dei 5 Stelle contro Daniele Franco, recentemente confermato alla guida della Ragioneria dove era giunto proveniente dalla Banca d’Italia cinque anni fa.
L’idea di fondo – come osserva oggi il Sole 24 ore – è che l’amministrazione pubblica abbia una sua agenda politica e remi contro il governo di turno.
Non è certo una novità. A metà luglio le agenzie attribuivano a fonti qualificate del Movimento 5 Stelle l’intenzione di “fare pulizia” (tra virgolette) nella Ragioneria dello Stato e al ministero dell’Economia: colpevoli di aver diffuso una relazione al decreto Dignità contenente previsioni sgradite sull’impatto della legge in termini di occupazione.
E ancor prima – regnante Renzi – erano stati numerose le manifestazioni di insofferenza per quelle che erano considerate invasioni di campo da parte dei tecnici. L’idea era quella di mettere ai vertici dell’amministrazione persone di fiducia e si concretizzò con la nomina del comandante dei Vigili Urbani del Comune di Firenze a responsabile dell’ufficio legislativo di Palazzo Chigi.
Sembra ormai radicata la convinzione per cui chi vince le elezioni piglia tutto, potere legislativo, governo e amministrazione, rafforzando quella sorta di “tirannide della maggioranza” nei confronti della quale – come ci insegna il prof. Cassese – un’alta funzione pubblica neutrale dovrebbe funzionare da contrappeso.
