Roma, 26 set – Chi oggi volesse capire fino in fondo il Mediterraneo e ciò che succede intorno alle sue coste, da Est a Ovest e da Sud a Nord, non può trascurare la storia delle sue civiltà, l’odissea dei loro continui spostamenti, anche quelli attuali. E proprio dal termine odissea deve partire, poiché nel peregrinare avventuroso di Odisseo/Ulisse, il mitico eroe omerico, vi è già non solo l’etimologia del termine odissea, ma tutta l’indole umana, il destino di questa parte del mondo, il tratto principale dell’uomo viaggiante di ieri e di oggi: che esso viaggi per avventura o per bisogno. Per secoli gli studiosi si sono interrogati sul fatto che Ulisse (Odisseo, appunto) e il suo viaggio fossero solo un mito poetico per raccontare l’uomo o il peregrinare di un eroe in luoghi, circostanze e popoli diversi e reali. Sono tante le ricostruzioni e le teorie. Tra esse quella del professore tedesco Armin Wolf, che da più di cinquant’anni svolge una puntuale ricerca delle reali tracce di Ulisse nell’Italia Meridionale. Ultimamente lo ha fatto con un volume poderoso: “Ulisse in Italia. Sicilia e Calabria negli occhi di Omero” (Local Genius, 2017, 460 pagine, 10 euro, traduzione di Antonio De Caro). Un’opera colta e un saggio dal puntuale rigore scientifico, ma che si legge con avidità e si consulta piacevolmente, anche grazie alle numerose immagini a colori e a una mappa illustrativa del presunto viaggio del re di Itaca. Viaggio di dodici tappe che Wolf ricostruisce riassumendo le numerose e diverse teorie più accreditate della geografia omerica, con l’obiettivo di individuare i luoghi più che le avventure. (SEGUE)