Roma, 26 set – I lavoratori più anziani in Italia rischiano in grande misura la sostituzione professionale a causa della crescente adozione dell’automazione sul posto di lavoro, secondo un report realizzato da Mercer e Oliver Wyman. Un rischio dovuto in primo luogo alle competenze. Stimato che tra il 2015 e il 2020, circa 7,1 milioni di posti di lavoro scompariranno a livello globale, la maggior parte dei quali tra le funzioni amministrative, il settore manifatturiero e i processi produttivi. Di contro, solo 2 milioni di nuovi posti di lavoro saranno creati, in diverse funzioni che vanno dalle operazioni finanziarie, al management, all’ingegneria. I lavoratori in fabbrica, le attività di segreteria o di staff generico facilmente invece potrebbero essere svolte da robot e computer. L’analisi, svolta a livello globale, mette in evidenza come in Europa sia l’Italia il paese più esposto al “rischio-sostituzione”, con il 58% in media di lavoratori anziani che svolgono lavori facilmente automatizzabili. Un rischio rafforzato sul piano sociale, dove assistiamo ad un aumento sempre più consistente di over 50 nella forza lavoro. Si stima infatti che la fascia di lavoratori tra i 50 e i 64 anni in Italia crescerà fino a raggiungere il 38% della forza lavoro totale entro il 2030. Cinque dei primi sei paesi di questa speciale classifica sono situati nell’estremo Oriente, con grandi mercati manifatturieri come Cina, Vietnam, Tailandia, ma anche economie sviluppate come la Corea del Sud e il Giappone, dove i lavoratori più anziani svolgono spesso lavori che richiedono competenze sproporzionatamente basse rispetto al mercato del lavoro attuale. A seguire, immediatamente dopo, troviamo l’Italia con un rischio automazione del 58% e la Germania (57%). (SEGUE)