Il giorno dopo il varo della “manovra del popolo”, i mercati internazionali non reagiscono benissimo, con lo spread italiano che schizza improvvisamente sui 260 di differenziale, e anche l’Europa si dimostra preoccupata per la decisione del governo italiano di ricorrere al deficit. “Quanto un Paese si indebita si impoverisce. Se gli italiani continuano a indebitarsi i tassi aumentano e il costo del servizio del debito aumenta”, spiega a Radio Montecarlo il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici. Il vicepremier Luigi Di Maio però non si dice preoccupato per l’aumento dello spread, e chiarisce i rapporti con il ministro dell’Economia Giovanni Tria, che inizialmente era contrario al ricorso al deficit: “Tria – dice Di Maio – ha seguito quello che avevamo concordato insieme. Lui aveva previsto vari scenari e uno era anche di intervenire con la legge Fornero, il reddito, la flat tax e i truffati dalle banche, quindi quando abbiamo fatto le previsioni non ci siamo impiccati ai numeri”. Il ragionamento, spiega il ministro del Lavoro, è stato al contrario: “Abbiamo detto quali sono le misure che si devono fare per il popolo italiano e poi si è fatto il calcolo e si è visto quanto si deve fare di deficit. Chi va più diretto allo scontro con l’Europa è l’altro vicepremier, Matteo Salvini: “L’Europa minaccia di commissariare il governo e gli italiani, adesso basta. Investire su lavoro, giovani, pensioni, lotta alla povertà e riduzione delle tasse non è un nostro diritto ma un nostro dovere”. La manovra varata ieri notte prevede un ricorso al deficit al 2,4%, e prevede la cancellazione degli aumenti dell’Iva previsti per il 2019; l’introduzione del reddito di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei Centri per l’impiego con 10 miliardi stanziati per una platea di 6,5 milioni di persone, l’introduzione della pensione di cittadinanza; l’introduzione di modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani (superamento della legge Fornero); la prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani; il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi.
(Sis)