Roma, 4 ott – “L’universo, (che altri chiamano La Biblioteca)”: si potrebbe partire da questo incipit di Borges per spiegare l’intento di Lucilla Sergiacomo in “L’assoluta libertà del Fantastico” (Odoya). L’ordine che attribuiamo all’universo della biblioteca è fittizio, il reale, anche quello letterario, è molto più caotico: una Biblioteca di Babele. La finalità di questo volumetto è dimostrare che è possibile andare oltre alle definizioni non solo crociane, ma anche quella, troppo schematica, di Todorov, grazie a un’ampia messe di gustosissimi esempi. È impossibile imbrigliare in schematismi e casellari la letteratura fantastica e prestabilirne i modelli. Nel percorso che prova questo assunto non potevano non avere un ruolo di primo piano i classici, che offrono un inesauribile repertorio di casi fantastici, e dopo la trattazione del meraviglioso cristiano e delle magiche avventure cortesi si riparte dal Medioevo per scoprire il gioco del fantastico allusivo che avanti e indietro nei secoli si sviluppa attorno alla Commedia, il testo principe sulla rappresentazione dell’aldilà nel mondo occidentale. Con una prosa fluida, coinvolgente e impreziosita dalla sua esperienza come autrice di testi didattici, Sergiacomo non trascura Kafka, Ocampo, Cortàzar, Conan Doyle, Ugo Trachetti, le tesi di Stanisłav Lem, Giorgio Pressburger ⎼con il suo importante e immaginifico Storia umana e inumana ⎼ e nemmeno quel Libro della Scala in cui si descrive l’oltretomba Mussulmano che alcuni sostengono abbia funzionato da canovaccio per la Divina Commedia. (SEGUE)