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SPECIALE LIBRI / LA QUESTIONE MERIDIONALE IN BREVE (1)

it@withub.it by it@withub.it
4 Ottobre 2018
in Archivio News dal mondo
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Roma, 4 ott – C’è un grande tema nazionale nel nostro Paese che si presenta nel dibattito pubblico a fasi alterne: la Questione meridionale. Fasi che dipendono da congiunture storiche, culturali e persino emozionali spontanee, come da interessi o strumentalizzazioni politiche per nulla spontanee. In questi ultimi anni tale Questione ha visto una ribalta nel discorso politico e culturale, nella quale si inserisce la riflessione di Guido Pescosolido, “La Questione meridionale in breve. Centocinquant’anni di storia” (Donzelli, 2017, 170 pagine, 20 euro). Volumetto agile, utile a studiosi di nicchia come al grande pubblico che voglia farsi un’idea sul dualismo tra Nord e Sud, scritto in modo documentato, con criterio e metodo rigorosamente scientifici. Nella sua analisi Pescosolido spiega come vi siano stati fasi diverse dell’evoluzione e del progresso nazionale, che hanno visto un primo periodo post unitario 1861-1887 in cui il Sud economicamente “migliora e non perde terreno rispetto al Nord, anzi, il Sud è fattore propulsivo dello sviluppo capitalistico del Paese”. Dal 1887 segue una fase, fino alla fine della Seconda guerra mondiale, in cui, “se la situazione del Mezzogiorno migliora sensibilmente, la sua economia resta eminentemente agricola, mentre al Nord parte un’industrializzazione diffusa e superiore: il dualismo assume dimensioni senza precedenti”. Ecco, quindi, come con il costituirsi dello Stato unitario, il popolo italiano vive una condizione “migliore e più progressiva dal punto di vista non solo politico-istituzionale, ma anche economico, sociale e civile, di quella sino allora vissuta all’interno degli Stati preunitari, nessuno escluso”. Per l’autore, quindi, l’Unità da sola non è necessariamente la causa del successivo dualismo italiano. E seppure questo si sia venuto a creare nei decenni tra il 1887 e 1945, “lo Stato italiano avrebbe avuto tutte le possibilità di annullare il divario Nord-Sud”, soprattutto nel periodo successivo al miracolo economico e dalla seconda metà degli anni sessanta. (SEGUE)

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